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Apple taglia i token AI dei dipendenti a 200 dollari al giorno, Revolut li paga 30 centesimi al milione e ChatGPT arriva al 20% delle ricerche di Google

Apple abbassa da 300 a 200 dollari il tetto di spesa giornaliero sull'AI per i suoi ingegneri, Revolut sposta 2.000 sviluppatori su modelli aperti eseguiti in casa e taglia la fattura del 90%, OpenAI dichiara 1,2 miliardi di utenti a settimana. In Italia il mercato AI vale 1,8 miliardi e il 40% di chi sta online usa un assistente.

6 novembre 2026 9 min di lettura
200 $: Il tetto giornaliero di spesa AI per ingegnere imposto da Apple, mentre Revolut scende a 30 centesimi per milione di token

Chi in azienda paga l'intelligenza artificiale a consumo conosce la sensazione: la fattura cambia ogni mese e nessuno riesce a dire in anticipo a quanto arriverà. Da ottobre un tetto se lo è messo anche Apple, e la cifra è diventata pubblica: duecento dollari al giorno per ingegnere, abbassati da trecento. Lo ha scritto Bloomberg il 4 novembre, citando persone al corrente della decisione.

Il prezzo di un token è anche il punto da cui conviene guardare quello che hanno annunciato, negli stessi giorni, Revolut e OpenAI. La fintech britannica ha spostato duemila ingegneri su modelli aperti eseguiti nei propri server e dice di pagare trenta centesimi per milione di token, un decimo di prima. OpenAI dichiara 1,2 miliardi di utenti a settimana e sostiene che le ricerche fatte dentro ChatGPT valgano un quinto di quelle di Google. Chi compra l'AI comincia a contare, chi la vende cresce, e in mezzo stanno le aziende italiane che devono chiudere il budget 2027.

Apple raziona i token: duecento dollari al giorno per ingegnere

Il limite riguarda i token, cioè la quantità di testo che i modelli leggono e producono, e vale sugli strumenti che Apple mette a disposizione internamente: Claude, ChatGPT e Gemini. Il taglio risale a ottobre e porta una parte degli ingegneri da 300 a 200 dollari al giorno. Apple non ha commentato.

Altre sforbiciate sono allo studio: alcuni team di ingegneria potrebbero scendere a 100 dollari al giorno, i gruppi non tecnici da 100 a 25. Chi deve spendere di più può chiedere una deroga, e ad alcune squadre viene suggerito di usare modelli meno costosi o eseguiti in locale. Il riepilogo italiano lo ha pubblicato Italiamac il 5 novembre.

Veduta aerea di Apple Park, la sede circolare di Apple a Cupertino in California
Apple Park a Cupertino: dentro questo anello gli ingegneri hanno un tetto di spesa giornaliero sui modelli AI, sceso da 300 a 200 dollari Foto Mr. 889977 / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

La misura rientra nel piano di contenimento dei costi dell'amministratore delegato John Ternus. Quanto si risparmi resta da capire: secondo alcuni dipendenti citati nella stessa inchiesta erano in pochi a consumare per intero i 300 dollari. Il segnale conta più della cifra: l'azienda con la cassa più ricca del mondo ha deciso che i token vanno razionati.

Il conto vale la pena farlo. Duecento dollari al giorno, su 220 giorni lavorativi, fanno 44.000 dollari all'anno per ingegnere: un massimale, non una spesa reale, ma dice quale ordine di grandezza Apple considera ragionevole per una persona sola. Una software house italiana con venti sviluppatori che desse lo stesso margine metterebbe a bilancio quasi 900.000 dollari l'anno.

In Italia la scala è diversa ma la domanda è la stessa. Secondo il rapporto Istat Imprese e ICT, nel 2025 il 16,4% delle imprese con almeno dieci addetti ha usato almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, il doppio dell'8,2% del 2024, con il 53,1% fra le grandi e molto meno fra le piccole. Il mercato italiano dell'AI, misurato dall'Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, vale 1,8 miliardi di euro, in crescita del 50% in un anno. Chi ha appena cominciato a spendere deve fissare un tetto prima di avere uno storico su cui calcolarlo.

Revolut si compra le schede: trenta centesimi per milione di token

Revolut ha preso la strada opposta al razionamento: invece di limitare il consumo ha cambiato fornitore e luogo. Circa 2.000 ingegneri sono passati da Claude e dai modelli OpenAI a GLM, il modello a pesi aperti della cinese Z.ai, eseguito nei server dell'azienda su 56 GPU Nvidia B200. Lo ha raccontato David Abitbol, responsabile delle operazioni e dell'infrastruttura, alla conferenza AI Engineer di New York, e The Register ne ha pubblicato i dettagli il 3 novembre.

I numeri dichiarati sono questi: costo misto sceso a circa 0,30 dollari per milione di token, un decimo della fattura precedente, con un taglio del 90% in meno di un anno. Revolut rivendica anche un miglioramento del 60% sui tempi di scrittura del codice e del 70% sul lead time, il tempo che passa fra l'inizio di un lavoro e la consegna.

Corridoio di un data center con armadi rack di server accesi e cablaggi sul soffitto
Per far girare in casa un modello da 754 miliardi di parametri servono 56 GPU Nvidia B200: la strada scelta da Revolut per abbattere la fattura dell'AI Foto Freepik

Abitbol ha spiegato che l'azienda partiva da un forte scetticismo: gli ingegneri spendevano migliaia di dollari al mese con un ritorno difficile da dimostrare, e la prima risposta era stata mettere limiti rigidi, come fa ora Apple. Il collo di bottiglia, ha aggiunto, non era scrivere il codice: erano il debugging e i ticket su Jira e Confluence, dove i token senza limite hanno reso di più.

Come ci si arriva è una questione di ingegneria. Revolut ha adottato prima GLM 5.1 e poi GLM 5.3, un modello da circa 754 miliardi di parametri che occupa 380 GB di memoria GPU solo per i pesi. Il risultato misurato: meno di 3 secondi per il primo token con 256.000 token di contesto e circa 200 token al secondo in generazione. Oltre i 5 secondi di attesa, dice Abitbol, le lamentele arrivano immediate. Sul contesto da un milione di token è netto: lo considera una furbata commerciale, perché 256.000 bastano al lavoro vero.

Nei trenta centesimi non ci sono cloud, personale e monitoraggio, e i conti tornano solo con duemila ingegneri che macinano token tutto il giorno. GLM è solo testuale, quindi le domande visive finiscono ad altri modelli. Non è una storia lontana da qui: Revolut ha superato i 6 milioni di clienti in Italia il 9 ottobre, quarto mercato al mondo.

OpenAI dice che ChatGPT vale un quinto delle ricerche di Google

Adam Fry, che guida il prodotto consumer di ChatGPT, lo ha detto ad Alex Kantrowitz di Big Technology il 3 novembre: le domande di tipo ricerca fatte dentro ChatGPT valgono circa il 20% del volume di Google. La definizione è larga, e il perimetro lo indica lui stesso: «qualsiasi cosa per cui un utente sarebbe andato tradizionalmente su un motore di ricerca». Finanza, salute, persone, luoghi, tutto quello che richiede informazioni aggiornate dal web.

Una ragazza seduta a un tavolo all'aperto scrive una domanda sullo schermo dello smartphone
Una domanda digitata sul telefono: secondo OpenAI una su cinque di quelle che prima finivano su un motore di ricerca passa ormai da ChatGPT Foto Freepik

Fry ha messo sul tavolo anche gli altri numeri. Gli utenti attivi a settimana sono passati da 1 miliardo a 1,2 miliardi in sessanta giorni: 200 milioni di persone in più in due mesi. Le immagini generate sono 1,5 miliardi a settimana, la modalità vocale conta 250 milioni di utenti. Le modalità Chat e Work verranno unite.

Il dato va preso con le pinze, e a dirlo è Gizmodo nello stesso giorno: la metrica è elastica, perché quasi ogni risposta che tocca il web può essere contata come ricerca. Google gestisce circa 16 miliardi di ricerche al giorno, quindi quel 20% vale 3,2 miliardi di interazioni, e il motore tiene comunque oltre il 90% del mercato. I tentativi precedenti di OpenAI, da SearchGPT al browser Atlas ritirato nel 2026, non avevano funzionato.

In Italia il fenomeno si misura bene. Secondo l'analisi Sensemakers su dati Comscore, pubblicata il 26 ottobre, il 40% della popolazione online italiana usa un assistente AI: 18,9 milioni di visitatori unici ad agosto 2026, contro i circa 9 milioni di gennaio 2025. ChatGPT resta primo con 13,9 milioni, ma la sua quota è scesa dal 90% di metà 2025 al 74%, mentre Gemini supera i 9 milioni. Il tempo passato è salito a 80 minuti al mese, da 44.

Per chi fa marketing il numero che conta sta un rigo più sotto nello stesso studio: le sintesi generate dall'AI compaiono nel 22% delle ricerche fatte su Google da desktop in Italia a giugno 2026, contro circa l'8% di aprile 2025, e oltre 20 milioni di italiani le hanno viste. Sugli acquisti, l'Osservatorio eCommerce B2c Netcomm e Politecnico di Milano conta 35 milioni di consumatori digitali e 66,6 miliardi di euro di giro d'affari nel 2026, con oltre il 13% di chi compra online che si fa aiutare da un chatbot, soprattutto per confrontare prezzi.

Cosa cambia in Italia

  • Per chi lavora e usa l'AI ogni giorno: il tetto di spesa per persona sta diventando prassi anche fuori dalle grandi aziende. Conviene chiedere all'ufficio IT il costo per utente e scegliere il modello meno costoso quando il compito è semplice.
  • Per le imprese che pagano a consumo: prima di tagliare serve misurare. Il caso Revolut dice che gran parte del valore arriva da debugging e ticket, non dal codice: un limite messo a caso spegne le attività che rendono.
  • Per chi sviluppa software in Italia: eseguire in casa un modello aperto ha senso solo a volumi altissimi, e 56 GPU B200 non sono alla portata di una PMI. La via praticabile è il modello aperto su cloud europeo a tariffa piatta.
  • Per chi fa marketing e SEO: con il 40% degli italiani online su un assistente AI e le sintesi automatiche nel 22% delle ricerche da desktop, una parte del traffico non arriva più al clic. Vanno misurate le visite dagli assistenti e scritte pagine con dati e prezzi.
  • Per chi vende online: più di un acquirente su otto usa già un chatbot per confrontare prodotti e prezzi. Schede complete, disponibilità aggiornata e prezzi leggibili dalle macchine valgono quanto una campagna.

Conclusioni: i conti da rifare prima del budget 2027

Novembre è il mese in cui nelle aziende italiane si chiudono i budget dell'anno dopo, e questa volta la riga dell'intelligenza artificiale arriva al tavolo senza uno storico affidabile. Il mercato italiano dell'AI vale 1,8 miliardi di euro e cresce del 50% all'anno secondo l'Osservatorio del Politecnico di Milano, ma le imprese che la usano sono il 16,4%, con un divario fra grandi e piccole che si allarga. Apple e Revolut, a due giorni di distanza, mostrano le due risposte possibili: ridurre il consumo oppure cambiare il costo unitario.

Nei prossimi mesi la pressione arriverà da due parti. Dai fornitori, che dopo un anno di prezzi in discesa hanno bilanci pesanti e meno margine per regalare token. E dall'interno, perché il controllo di gestione chiede il costo per utente e per progetto, non più la cifra complessiva. Chi non sa rispondere taglierà alla cieca.

Tre categorie devono muoversi subito. Le software house e i reparti IT, che entro gennaio dovrebbero avere una misura del costo per sviluppatore e un piano alternativo su modelli aperti per i compiti ripetitivi. I reparti marketing, che con 18,9 milioni di italiani sugli assistenti AI devono mettere negli obiettivi del 2027 la visibilità dentro le risposte generate, non solo la posizione su Google. E chi vende online, davanti a un Natale in cui il confronto dei prezzi passa sempre più spesso da un chatbot: Netcomm stima che fra il 20% e il 30% delle transazioni possa arrivare da agenti AI entro il 2030, e quelle schede prodotto si scrivono adesso.

Fonti

R

Redazione

Ha scritto questo articolo.

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