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Waymo corre con furgoni cinesi e 5 miliardi di debito, Washington cancella DeepSeek dai pc federali e i bond dei data center rendono il 15%

Il robotaxi di Waymo nasce su telaio Zeekr mentre gli Stati Uniti vietano DeepSeek alle agenzie civili, e le obbligazioni CoreWeave rendono quasi il 15%. Cosa significa per le aziende italiane che comprano software AI e per i 25,4 miliardi di data center annunciati in Italia.

21 ottobre 2026 10 min di lettura
15%: Quanto rende oggi un'obbligazione CoreWeave, mentre Waymo si indebita per cinque miliardi

Il furgone bianco senza conducente che carica passeggeri a Los Angeles con la scritta Waymo sulla fiancata esce dalle linee di Zeekr, il marchio di lusso del gruppo cinese Geely. Lo stesso 19 ottobre in cui quei furgoni giravano per le strade della California, il Dipartimento della sicurezza interna americano ordinava a tutte le agenzie civili federali di cancellare dai propri computer DeepSeek e qualunque programma di terzi costruito sopra i modelli cinesi.

A tenere insieme le due cose c'è il denaro preso in prestito. L'8 ottobre Waymo ha chiuso il primo finanziamento a debito della sua storia, cinque miliardi di dollari, e nelle stesse settimane chi ha comprato le obbligazioni emesse per costruire i data center dell'intelligenza artificiale ha iniziato a chiedere interessi da società in difficoltà: un titolo CoreWeave in scadenza nel 2031 è arrivato a rendere quasi il 15%. Sono vicende americane che in Italia toccano tre cose concrete: quale modello gira dentro il software che compriamo, quanto lo pagheremo e quando vedremo un robotaxi sotto casa.

Waymo si indebita per cinque miliardi e ordina 5.100 furgoni costruiti in Cina

Waymo oggi ha circa 4.000 auto in 15 città americane. Secondo Semafor, che il 19 ottobre ha citato persone al corrente dei piani, l'obiettivo è arrivare a 8.000 veicoli entro fine 2026 e a 20.000 entro fine 2027: cinque volte la flotta di adesso. A pagare l'espansione è il prestito da cinque miliardi di dollari annunciato dal direttore finanziario Steve Fieler sul blog dell'azienda: capofila PIMCO, Blackstone e Sixth Street, nessuna garanzia da parte di Alphabet, un'operazione partita da poco più di tre miliardi e allargata strada facendo.

I veicoli si chiamano Ojai e sono la versione rimarchiata di un modello Zeekr. Le stime di MoffettNathanson, riprese dal New York Post e rilanciate il 19 ottobre, parlano di 5.100 esemplari importati entro fine 2026, più del doppio della flotta di Jaguar I-Pace di oggi. Il conto spiega la scelta: un telaio Zeekr con i sensori di Waymo costa fra 98.000 e 115.000 dollari, una Jaguar allestita circa 200.000. Gli Ojai girano a Los Angeles, San Francisco e Phoenix.

Il furgone a guida autonoma Waymo costruito su telaio Zeekr, visto di profilo con il sensore lidar sul tetto
Il furgone senza conducente di Waymo: il telaio arriva dalla cinese Zeekr, i sensori si montano in Arizona Foto Waymo

Waymo risponde che da Zeekr compra solo il guscio, monta sensori e software in Arizona e non condivide con il fornitore i dati dei clienti. Missy Cummings, ex consulente per la sicurezza della NHTSA, ha definito quelle spiegazioni «carefully curated», costruite con cura, e ha aggiunto che «è molto possibile che i cinesi abbiano inserito altri sensori che registrano dati e li rimandano in Cina». Il senatore Bernie Moreno ha parlato delle auto cinesi come di «un cancro per il mercato americano».

Le regole stanno arrivando lo stesso: il Dipartimento del Commercio vieta il software per veicoli connessi di origine cinese dal model year 2027 e l'hardware di connessione dal 2030, mentre Moreno e la senatrice Elissa Slotkin hanno depositato una proposta bipartisan che vieterebbe di importare qualsiasi veicolo prodotto in Cina entro il 2030. I dazi al 127,5% hanno già fatto il resto: a giugno Polestar, controllata da Geely, si è vista bloccare la vendita di modelli nuovi negli Stati Uniti. Per l'Europa il calendario è un altro. Waymo ha scelto Monaco di Baviera come prima città dell'Unione europea, annuncio del 25 agosto 2026 e servizio atteso verso la fine del 2027, dopo una fase di mappatura con un collaudatore al volante. In Italia non c'è nessun piano: il decreto Smart Road del 2018 ammette la sperimentazione su strada solo con un conducente pronto a riprendere il comando, e la bozza del nuovo codice della strada mantiene un controllore a bordo. Le prove sono poche e piccole, come quelle avviate da Niulinx a Brescia e a Cernusco sul Naviglio da giugno 2026.

DeepSeek fuori dai computer federali, e in Italia è fuori dagli store da venti mesi

La direttiva firmata dal segretario per la sicurezza interna Markwayne Mullin si appoggia al Federal Acquisition Supply Chain Security Act e a una revisione del Federal Acquisition Security Council. Vieta alle agenzie civili di acquistare prodotti e servizi della casa madre, Hangzhou DeepSeek Artificial Intelligence, e impone di rimuovere quelli già installati, compresi i servizi di terzi costruiti con l'app. Chi non può farne a meno deve chiedere la deroga 60 giorni prima, con una giustificazione stringente. Le motivazioni elencate da CyberScoop il 19 ottobre: i dati finiscono su server in Cina, dove la legge consente al governo di chiederli, e secondo Mullin il meccanismo di domanda e risposta «potrebbe produrre informazioni utilizzabili su persone e programmi del governo americano».

Un tecnico informatico di un ente pubblico controlla le minacce su un laptop in una sala di monitoraggio
Gli enti civili federali devono rimuovere DeepSeek anche dai software di terzi che lo usano Foto Freepik

Non è il primo colpo: SiliconANGLE ricorda i divieti già decisi dal Dipartimento del Commercio, dalla Marina e dallo Stato di New York. La questione resta aperta perché DeepSeek funziona: nel 2025 il modello R1, addestrato con chip meno potenti e una spesa molto più bassa dei concorrenti, ha superato in diversi test i modelli americani.

Qui sta il punto per le aziende italiane. I pesi dei modelli DeepSeek sono pubblici: chiunque può scaricarli e farli girare su server europei, senza che un byte passi dalla Cina. Il divieto americano colpisce gli acquisti e i servizi ospitati, non la matematica del modello. Chi in Italia compra un gestionale o uno strumento di marketing con l'etichetta «AI» spesso non sa quale modello giri sotto, e il contratto non lo dice. La domanda da fare al fornitore, per iscritto, è doppia: quale modello usa e dove stanno i server che lo eseguono.

In Italia il capitolo è aperto da venti mesi. Il 30 gennaio 2025 il Garante per la protezione dei dati personali ha disposto in via d'urgenza la limitazione del trattamento dei dati degli utenti italiani nei confronti delle due società cinesi e ha aperto un'istruttoria che non ha ancora un esito pubblico. Da allora l'app non compare negli store italiani di Apple e Google. Gli obblighi dell'AI Act per i modelli di uso generale valgono dal 2 agosto 2025, quelli di trasparenza sono scattati quest'anno, e la legge italiana 132 del 2025 affida ad AgID e ACN i compiti di autorità nazionale.

Le obbligazioni CoreWeave rendono il 15%: i data center costano più di quanto rendono

Il 15 ottobre il titolo CoreWeave ha perso il 15,46% in una seduta e un altro 5,62% in serata, dopo che Chamath Palihapitiya aveva pubblicato su X il grafico dei rendimenti delle sue obbligazioni con una domanda: la costruzione dell'intelligenza artificiale sta creando una bolla del credito privato? Secondo InvestingLive il titolo con scadenza 2031 e cedola 9,75% rendeva circa il 14,9% e quello 2032 ha sfiorato il 15%: livelli da debito in sofferenza, non da fornitore di calcolo con il portafoglio ordini pieno.

Corridoio fra gli armadi dei server dentro un data center, con le luci verdi delle guide
I data center dell'intelligenza artificiale sono pagati quasi tutti a debito, e quel debito adesso costa molto di più Foto Freepik

I conti della società, ricostruiti da Fortune il 16 ottobre, spiegano la diffidenza: 35,6 miliardi di dollari di debito più 16,3 miliardi di leasing, una cinquantina di miliardi in tutto, contro 4,6 miliardi di ricavi nel primo semestre e 1,4 miliardi di perdita netta. Gli ordini da evadere valgono 103,7 miliardi, ma i primi tre clienti, fra cui Microsoft e OpenAI, fanno il 72% dei ricavi trimestrali. CoreWeave replica che il 98% dei ricavi arriva da contratti take-or-pay, da pagare anche se il cliente non usa le macchine, e si dice «sicura del proprio portafoglio ordini, che copre ampiamente tutti gli impegni di debito».

La scala dei tassi messa in fila da Jim Reid di Deutsche Bank racconta la gerarchia del momento: le aziende AI con rating AA, da Meta a Nvidia, pagano fra il 5% e il 5,5% sulle scadenze brevi, quelle con rating BBB come Oracle e SpaceX fra l'8% e l'8,5% sui dieci anni, CoreWeave molto più su. Il mercato è enorme: Alphabet, Amazon, Meta e Oracle hanno emesso oltre 228 miliardi di dollari di obbligazioni dall'inizio dell'anno al 13 ottobre, secondo LSEG, più del doppio di tutto il 2025, e JPMorgan stima in circa 800 miliardi la spesa degli hyperscaler per quest'anno. Gartner prevede che entro il 2030 l'80% dei fornitori neocloud non opererà più in modo indipendente, e qualche crepa si vede: Oracle ha invocato la forza maggiore verso Blue Owl per un data center in New Mexico che rischia di non essere pronto nel 2028.

L'Italia è dentro questo ciclo con la parte più fragile, quella degli annunci. L'Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano ha contato 7 miliardi di euro investiti nel triennio 2023-2025 e 83 nuovi progetti annunciati da 30 aziende per il 2026-2028, con un valore potenziale di 25,4 miliardi. Nel triennio appena chiuso solo il 68% delle iniziative è arrivato nei tempi previsti, e il 72% degli investimenti annunciati adesso fa capo a operatori internazionali non ancora attivi in Italia: le società che un credito più caro mette in coda.

Cosa cambia in Italia

  • Per chi compra software per l'azienda: chiedete al fornitore, per iscritto, quale modello gira dentro il prodotto e in quale Paese stanno i server. Il divieto americano si estende ai programmi di terzi costruiti su DeepSeek, e la stessa domanda qui serve per il GDPR e per l'AI Act.
  • Per chi firma contratti cloud pluriennali: se il fornitore è un neocloud, Gartner si aspetta che entro il 2030 otto su dieci non siano più indipendenti. Clausole di continuità e portabilità dei dati si chiedono prima della firma.
  • Per chi fa marketing e vende online: i crediti AI dentro le piattaforme pubblicitarie sono comprati all'ingrosso da chi oggi paga il debito al 15%. Un aumento di listino nel 2027 è più probabile di uno sconto: meglio metterlo a budget adesso.
  • Per chi lavora nei data center: i 25,4 miliardi annunciati per il 2026-2028 sono un potenziale, non un contratto. Il triennio scorso ha chiuso al 68% dei tempi previsti, con denaro che costava meno.
  • Per chi aspetta i robotaxi: in Italia la sperimentazione senza nessuno a bordo non è ammessa. Il primo servizio dell'Unione europea sarà a Monaco verso fine 2027, da noi serve prima il nuovo codice della strada.

Conclusioni: il numero italiano da tenere d'occhio sono i 25,4 miliardi dei data center

Il mercato italiano dell'intelligenza artificiale vale 1,8 miliardi di euro e nel 2025 è cresciuto del 50%, secondo l'Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, con il 71% delle grandi imprese che ha avviato almeno un progetto e appena il 7% delle piccole. Quasi tutta quella crescita gira su macchine che stanno fuori dall'Italia e che qualcun altro ha pagato a debito. Finché quel debito costava il 5% il conto non si vedeva: a tassi da fascia speculativa finisce nei listini di chi rivende il servizio.

Nei prossimi mesi la cosa da guardare non sono gli annunci di nuovi modelli, ma quanti dei 25,4 miliardi di progetti censiti dal Politecnico aprono davvero un cantiere. Se la quota realizzata resta intorno al 68% del triennio scorso, l'Italia comprerà capacità di calcolo all'estero per tutto il 2028, con i prezzi fatti da altri e il rischio di cambio sul dollaro. Se invece i cantieri partono, il collo di bottiglia diventano la bolletta elettrica e le autorizzazioni locali, non il capitale.

Chi deve muoversi per primo è chi firma i contratti: direzioni acquisti e studi professionali che stanno rinnovando gestionali, CRM e strumenti di marketing. Serve una clausola sul modello usato e sulla sede dei server, un tetto agli aumenti di listino e un piano di uscita. Chi invece vende servizi AI in Italia dovrebbe fissare adesso i prezzi di acquisto del calcolo per il 2027: il margine di quel mestiere oggi dipende più dai mercati del credito americani che dal numero di clienti.

Fonti

R

Redazione

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