Sette cloni delle app Adobe scritti con l'AI, Claude Haiku a 10 centesimi e le foto Apple certificate che in Europa non si possono creare
Artcraft pubblica sette programmi open source che rifanno Photoshop, Premiere e Acrobat, scritti con un modello AI. Anthropic taglia del 90% il prezzo di Haiku. Apple certifica le foto dell'iPhone 18 Pro, ma nell'Unione Europea al lancio non si possono creare.
«Il 99% di parità richiederà tempo, ma sono sicuro che si misurerà in mesi, non in anni». Brandon Thomas lo ha scritto su Hacker News a chi gli faceva notare che le sue applicazioni non reggono ancora un lavoro vero. Nel fine settimana lo sviluppatore ha pubblicato sette programmi open source che rifanno Photoshop, Illustrator, Premiere, Lightroom, After Effects, InDesign e Acrobat Pro, scritti in Rust e generati quasi per intero facendo lavorare Claude Opus 5.5. Il repository di PhotoCraft, il clone di Photoshop, ha superato le 28 mila stelle su GitHub in pochi giorni.
Il 7 ottobre Anthropic ha messo a listino Claude Haiku 5.5 a 0,10 dollari per milione di token in ingresso, il 90% in meno del modello che sostituisce, e lo stesso giorno Bruce Schneier ha spiegato il sistema con cui l'iPhone 18 Pro firma le foto per dimostrare che le ha scattate una fotocamera. Il punto in comune è il prezzo: produrre software e immagini costa ogni mese di meno, quindi il valore si sposta sulla prova che una cosa è autentica. In Europa la partita si gioca al contrario, perché le immagini certificate di Apple da noi, al lancio, non si possono nemmeno creare.
Sette cloni delle app Adobe scritti con l'AI, e 28 mila stelle su GitHub in pochi giorni
Il progetto si chiama Artcraft e sta sull'organizzazione GitHub storytold, come ha raccontato per primo Ars Technica. I nomi ricalcano la funzione: PhotoCraft al posto di Photoshop, VectorCraft per il vettoriale, FilmCraft per il video, LightCraft per il raw, PdfCraft per i PDF, EffectCraft per gli effetti, DesignCraft per l'impaginazione. Sono scritte interamente in Rust, dichiarate reimplementazioni «clean room» e rilasciate con doppia licenza MIT e Apache 2.0, quindi chiunque le può usare anche in azienda senza pagare nulla.
I numeri del repository principale dicono quanto sia andata veloce: 28.700 stelle, 4.000 fork, 791 commit e 291 problemi aperti. PhotoCraft gira su macOS, Windows, Linux e nel browser con WebAssembly. Voci di menu, strumenti e finestre passano da un unico registro di oltre 500 comandi, lo stesso che risponde alla riga di comando e a un server MCP: un agente AI può pilotare il programma come farebbe una persona con il mouse.
Il repository però non nasconde i buchi. Il README scrive che PhotoCraft «non è ancora un sostituto di Photoshop per il lavoro professionale quotidiano»: mancano le funzioni generative, una ventina di strumenti e la compatibilità con i plug-in. Thomas aveva promesso la parità completa in un mese, poi ha corretto il tiro parlando di mesi.
Il motivo per cui ha cominciato riguarda chi in Italia paga Adobe ogni mese: dice di avere sbattuto troppe volte contro la penale di disdetta. Sul listino italiano di Adobe il piano Creative Cloud Pro con tutte le app costa 79,96 euro al mese IVA inclusa, mentre Photoshop, Illustrator o Premiere Pro presi da soli costano 26,64 euro. Fanno 319,68 euro l'anno per una sola applicazione e 959,52 euro per il pacchetto completo, a persona. Resta un rischio legale, come nota Atlabyte: l'interfaccia somiglia troppo a quella Adobe, e il «trade dress» in tribunale si difende bene.
Claude Haiku 5.5 a 10 centesimi per milione di token: l'AI di tutti i giorni costa il 90% in meno
Anthropic ha pubblicato Haiku 5.5 il 7 ottobre. Il listino è 0,10 dollari per milione di token in ingresso e 0,50 in uscita finché la richiesta sta sotto i 100.000 token, con la lettura dalla cache a 0,01 dollari. Sopra quella soglia i prezzi si moltiplicano per cinque: 0,50 e 2,50. Il modello che sostituisce, Haiku 4.5, costava 1 e 5 dollari, quindi sotto la soglia il taglio è del 90% e sopra del 50%. Secondo VentureBeat il 90% delle richieste fatte a Haiku 4.5 stava nella fascia bassa, quindi il taglio tocca quasi tutti.
Il conto vero, però, non si legge nel listino. Haiku 5.5 usa un tokenizzatore nuovo e meno generoso: Simon Willison ha misurato che lo stesso testo lungo consuma circa 1,25 volte i token della versione precedente, e Anthropic stessa parla di un risparmio medio intorno al 75%, non del 90% secco. C'è un dettaglio che in bolletta pesa di più: il ragionamento non si può spegnere e parte dal livello «medium». Nei test di Willison la stessa identica richiesta è costata 0,0936 centesimi al livello basso e 3,3826 al massimo, con tempi da 7 secondi a 5 minuti. Trentasei volte di differenza, decisa da un parametro che molti lasciano com'è.
Sui numeri dichiarati da Anthropic, non verificati da terzi, Haiku 5.5 arriva al 72,4% su OSWorld 2.1 contro il 48,9% di GPT-6 Luna. Il modello si prende anche da AWS, Google Cloud e Microsoft Azure, le stesse nuvole su cui lavorano le aziende italiane.
Un esempio con numeri da studio piccolo. Un assistente che risponde a 20.000 richieste al mese, con 3.000 token di contesto e 500 di risposta per richiesta, consuma 60 milioni di token in ingresso e 10 milioni in uscita: con Haiku 4.5 erano 110 dollari al mese, con Haiku 5.5 sono 11 dollari, che diventano circa 14 contando il tokenizzatore più affamato. Un avvertimento che in Italia conta: il listino è in dollari e la fattura arriva in dollari, quindi il prezzo in euro non è fisso e va messo a bilancio come voce variabile.
Apple firma le foto dell'iPhone 18 Pro, ma in Europa non si possono creare
Apple Reference Image è una modalità opzionale della fotocamera principale di iPhone 18 Pro e 18 Pro Max, annunciata il 9 settembre insieme ai telefoni. Quando è attiva, il sensore firma i dati di ogni pixel nell'istante dello scatto e il firmware non li può più toccare; il Secure Enclave firma a parte i metadati che il sensore non produce, come zoom digitale e lunghezza focale. Il risultato è un «negativo digitale» in DNG che resta sul telefono accanto alla foto normale, quella che poi si modifica liberamente.
Lo sviluppo avviene su Private Cloud Compute, che verifica i certificati, controlla che sensore e Secure Enclave siano quelli accoppiati in fabbrica e poi produce l'immagine. La marca temporale non la decide il telefono: arriva dal servizio di timestamp di Apple, aggiornato in media ogni quindici minuti.
La differenza rispetto agli altri sistemi sta in una frase del documento Apple ripresa da Bruce Schneier il 7 ottobre: «non dovrebbe essere necessario rinunciare all'anonimato per dimostrare l'autenticità di un'immagine». Niente credenziale pubblica del fotografo, al contrario dei sistemi che chiedono a una redazione di metterci la firma.
Poi c'è la parte che riguarda noi. Nel comunicato di Apple è scritto che nell'Unione Europea le immagini di riferimento, al lancio degli iPhone 18 Pro, non si possono creare: si possono solo sviluppare e guardare con iOS, iPadOS e macOS 27. In Cina la funzione manca per ragioni normative dichiarate. Per l'Europa Apple non ha dato spiegazioni e non ha indicato una data. Il supporto a SynthID, lo standard che serve a riconoscere le immagini generate con l'AI, arriverà più avanti nell'anno con un aggiornamento.
Il paradosso si vede guardando il calendario europeo. Dal 2 agosto 2026 si applicano gli obblighi di trasparenza dell'articolo 50 dell'AI Act: chi fornisce sistemi generativi deve marcare i contenuti in modo leggibile dalle macchine, chi pubblica un deepfake deve dichiararlo, con sanzioni che arrivano a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale. L'Europa obbliga a marchiare il falso proprio mentre lo strumento che certifica il vero, sui telefoni venduti qui, resta spento.
Cosa cambia in Italia
- Per chi lavora con la grafica: i sette cloni sono gratuiti e con licenza libera, ma oggi non reggono una consegna. Installateli su una macchina di prova, non per disdire Creative Cloud, che a listino italiano costa 959,52 euro l'anno a persona.
- Per chi sviluppa software e automazioni: con Haiku 5.5 un assistente da 20.000 richieste al mese scende da circa 110 a circa 14 dollari. Controllate il livello di ragionamento e la soglia dei 100.000 token, oltre la quale il prezzo si moltiplica per cinque.
- Per le aziende che stanno valutando l'AI: il costo per token non è più una scusa. Il vincolo vero in Italia sono le persone: gli annunci di lavoro con competenze AI sono 44 mila su 3,2 milioni e quasi tutti chiedono profili qualificati.
- Per chi fa marketing e vende online: l'articolo 50 dell'AI Act vale anche per chi pubblica, non solo per chi costruisce i modelli: immagini e video sintetici nelle campagne vanno dichiarati, con sanzioni fino al 3% del fatturato mondiale.
- Per chi compra un iPhone 18 Pro in Italia: la certificazione delle foto al lancio è dimezzata: le immagini di riferimento si possono sviluppare e guardare, ma il telefono comprato qui non le crea, e Apple non ha detto quando cambierà.
Conclusioni: chi in Italia paga l'abbonamento e chi vende la prova dell'originale
I numeri dell'Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano dicono che il mercato italiano dell'AI vale 1,8 miliardi di euro, cresciuto del 50% in un anno, e che il 71% delle grandi imprese ha almeno un progetto avviato, contro il 59% dell'anno prima. Fra le imprese più piccole la fotografia cambia: ha sperimentato il 15% delle medie e il 7% delle piccole, e una ricerca dell'Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI diffusa a maggio 2026 dice che il 76% non ha investito e non prevede di investire in intelligenza artificiale.
Il taglio di prezzo di Haiku toglie l'alibi del costo e lascia in piedi quello delle competenze: in Italia le posizioni aperte con competenze AI sono cresciute del 93% in un anno. Nei prossimi mesi la voce che si muoverà davvero nei bilanci degli studi italiani non è la bolletta dei token, ormai spicciola, ma l'abbonamento al software: chi paga 959 euro l'anno a postazione per Creative Cloud ha davanti un'alternativa gratuita che oggi non regge il lavoro vero e fra sei mesi forse sì. Conviene installarla adesso su una macchina di prova, non per sostituire niente, ma per sapere a che punto è quando arriverà il rinnovo.
Chi fa marketing, ecommerce o editoria ha una scadenza più vicina, e non dipende da Apple. L'articolo 50 dell'AI Act si applica dal 2 agosto 2026 e riguarda chi pubblica, quindi immagini e video sintetici usati nelle campagne vanno dichiarati; il Code of Practice sulla trasparenza dei contenuti generati dall'AI, pubblicato il 10 giugno 2026, è il riferimento pratico per farlo senza improvvisare. L'operazione opposta, certificare che una foto è autentica, in Italia non si può ancora compiere. Per chi vende usato, immobili o polizze online quella prova vale soldi: conviene seguire il momento in cui Apple accenderà la funzione anche qui e intanto scrivere nelle linee guida aziendali chi risponde di ogni immagine pubblicata.
Fonti
- “Software is over”: Bold AI developer takes aim at Adobe with open source clones, 8 ottobre 2026
- Software is over: developer unveils AI-crafted open source Adobe clones, 7 ottobre 2026
- Claude Haiku 5.5, 7 ottobre 2026
- Anthropic launches Claude Haiku 5.5 with 90% API price reduction, matching GPT-6 Luna, 7 ottobre 2026
- Apple's Verified Photography System, 7 ottobre 2026
Redazione
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