Apple non vende HomeView in Italia, Netflix taglia mille posti e YouTube porta gli audiolibri dentro Premium a 15,99 euro
HomeView costa 299 dollari e si ordina in India e in Sudafrica, ma nell'Unione Europea non si compra perché manca Siri AI. Netflix licenzia il 6% del personale mentre in Italia cresce del 13,1%. YouTube tratta con gli editori per mettere gli audiolibri in Premium, che qui è appena salito a 15,99 euro al mese.
Apple ha aperto i preordini di HomeView in India, a Singapore e in Sudafrica. In Italia no, e nessuno ha detto quando. Nel comunicato del 13 ottobre la frase sta in una riga: HomeView «non è disponibile per la vendita nell'Unione Europea, perché Siri AI al momento non è disponibile in iOS nell'UE». Il prodotto costa 299 dollari, ha uno schermo quadrato da 7 pollici, riconosce il viso di sei persone della stessa casa e dal 13 novembre entra nei negozi di sei Paesi.
Negli stessi giorni si sono mosse altre due aziende che vivono delle ore passate davanti a uno schermo di casa. Netflix ha licenziato circa mille persone, il 6% del personale, il taglio più grande della sua storia, proprio mentre in Italia il pubblico che la guarda ogni mese cresce del 13,1%. YouTube tratta con gli editori per mettere gli audiolibri dentro Premium, l'abbonamento che qui da settembre costa 15,99 euro al mese. Quello che si decide è sempre lo stesso: quanto tempo e quanti soldi una famiglia italiana lascia ogni mese agli schermi di casa sua.
Apple vende HomeView in India e in Sudafrica, ma non in Italia
HomeView è un display Liquid Retina quadrato da 7 pollici con chip A18, in alluminio, appoggiato su una base a cupola che contiene un woofer. Le versioni sono due, da appoggio in quattro colori e da parete in due, e costano tutte e due 299 dollari. I preordini sono partiti il 13 ottobre, la vendita comincia il 13 novembre, come ha riepilogato 9to5Mac.
La funzione che Apple mette davanti a tutte è il riconoscimento del viso. HomeView distingue fino a sei persone della stessa casa e mostra a ognuna la sua schermata: Messaggi, FaceTime, Calendario e Promemoria compaiono solo quando riconosce il proprietario di quei dati, mentre album condivisi e musica restano a disposizione di tutti. «HomeView è pensato per essere condiviso da tutti quelli che vivono in casa e allo stesso tempo per sembrare personale a ciascuno», ha detto Greg Joswiak, vicepresidente senior del marketing mondiale di Apple.
L'elenco dei Paesi è la parte politica della vicenda: Australia, Canada, India, Nuova Zelanda, Regno Unito, Stati Uniti, Singapore e, dal 13 novembre, il Sudafrica attraverso i rivenditori autorizzati. Nell'Unione Europea non si compra affatto. Apple dice di stare lavorando «in modo costruttivo» con Bruxelles, ma non indica né una data né una condizione, e Sky TG24 ha chiarito che il divieto vale per tutti i Paesi dell'Unione.
Il motivo dichiarato è Siri AI, l'assistente rifatto che in Europa su iPhone e iPad non esiste. Dietro c'è il Digital Markets Act: Apple sostiene che gli obblighi di interoperabilità la costringerebbero ad aprire agli assistenti delle altre aziende lo stesso accesso profondo al sistema che fa funzionare il suo. Il risultato pratico è che l'oggetto pensato per tenere insieme la casa Apple non si compra, mentre si comprano i pezzi che gli stanno attorno: HomePod mini 2 a 169 euro, preordini dal 13 ottobre e negozi dal 30, e Apple TV 4K con chip A19 a 349 euro dal 13 novembre.
Lo spazio lasciato libero non è piccolo. L'Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano ha presentato il 10 febbraio i conti del 2025: la casa connessa in Italia ha superato per la prima volta il miliardo di euro, +11%, con la sicurezza a 305 milioni. L'unica voce in calo sono gli smart speaker, giù del 10%. È il punto esatto in cui HomeView avrebbe dovuto inserirsi.
Netflix taglia mille posti, in Italia la guardano 9,3 milioni di persone al mese
Mercoledì 14 ottobre, di prima mattina, i due amministratori delegati Ted Sarandos e Greg Peters hanno mandato una mail ai dipendenti: «lasceremo andare circa il 6% dei nostri colleghi». Sono circa mille persone su un organico di 16 mila a fine 2025, il taglio più grande nella storia dell'azienda. A rimetterci sono soprattutto prodotto, tecnologia, ufficio legale e risorse umane, come ha riportato TheWrap, che ha letto il testo della mail. Nelle stesse righe i due scrivono che «l'attività è solida e in crescita» e che le previsioni per l'intero anno restano confermate.
Il momento dice parecchio: i conti del terzo trimestre arrivano martedì 20 ottobre a mercati chiusi, sei giorni dopo quella mail, ricorda Variety. Il titolo ha perso il 25% da inizio 2026 e il giorno dei licenziamenti è sceso di un altro 1,4%, a 69,45 dollari. Un mese fa Sarandos aveva ammesso: «Non stiamo crescendo alla velocità che vorrei». La notizia del taglio l'ha data per prima il Wall Street Journal.
Netflix non pubblica più il numero degli abbonati e preferisce parlare di ore viste, ma è un terreno dove perde: a luglio, secondo il Gauge di Nielsen citato da TheWrap, negli Stati Uniti valeva il 7,8% del tempo passato davanti al televisore contro il 14,2% di YouTube. Da lì le rincorse su podcast, eventi dal vivo, sport, video verticali e accordi con le tv locali, come quello con TF1 in Francia.
In Italia il quadro è rovesciato. L'Osservatorio sulle Comunicazioni 2/2026 dell'AGCOM, pubblicato il 31 luglio, dà Netflix a 9,3 milioni di utenti unici medi al mese nel primo trimestre 2026, in crescita del 13,1% su un anno prima, davanti a Prime Video (7,4 milioni), Disney+ (3,5), DAZN (2,8) e NOW (1,5). Sul tempo pesa 89 milioni di ore nel trimestre contro i 25 di Prime Video e i 36 di RaiPlay. I dati coprono desktop e telefoni, non le smart TV, quindi in salotto il consumo è ancora più alto.
I prezzi italiani non si toccano da ottobre 2024: 6,99 euro al mese con pubblicità, 13,99 lo Standard, 19,99 il Premium, e il rincaro di marzo ha riguardato solo gli Stati Uniti. Per chi lavora nel digitale il segnale sta altrove: i reparti tagliati sono quelli che le piattaforme avevano riempito di assunzioni negli ultimi cinque anni.
YouTube prepara gli audiolibri dentro Premium, in Italia già salito a 15,99 euro
Il 15 ottobre il Wall Street Journal ha scritto che YouTube parla da mesi con gli editori per aprire una sezione di audiolibri, con un lancio possibile già nel 2027. L'ipotesi più accreditata è che finiscano dentro Premium, l'abbonamento senza pubblicità che negli Stati Uniti costa 16 dollari al mese, come ha ripreso Engadget. Non è chiaro se l'ascolto sarà compreso nel prezzo o se i singoli titoli si compreranno a parte, e YouTube per ora non conferma niente.
I bersagli sono Spotify e Audible. Spotify include 15 ore di audiolibri al mese nel suo Premium e ne vende altre 15 con un pacchetto da 12 dollari; Audible parte da 9 dollari al mese con un credito. Un abbonamento che milioni di persone pagano già per i video, e che si porta dietro i libri letti ad alta voce senza chiedere un euro in più, cambierebbe i conti a tutti e due.
C'è un nodo che tocca chi pubblica: su YouTube gli audiolibri ci sono già, caricati da chiunque. Una parte è di pubblico dominio, una parte no, e aumentano le letture generate con voci sintetiche senza il permesso di autori ed editori, scrive Engadget. Aprire una sezione ufficiale vuol dire decidere che fine fanno quei caricamenti.
In Italia il prezzo è già cambiato, e in salita. Da agosto 2026 Premium passa da 13,99 a 15,99 euro al mese per il piano singolo e da 25,99 a 29,99 per il Family, con i nuovi importi addebitati dal rinnovo di metà settembre, come ha ricostruito QuiFinanza. Chi paga quei 15,99 euro nel 2027 potrebbe ritrovarci dentro anche i libri.
Il pubblico italiano esiste già: 11,6 milioni di persone hanno ascoltato almeno un audiolibro nell'ultimo anno, +2% in dodici mesi e +16% rispetto al 2021, secondo la ricerca NielsenIQ commissionata da Audible e ripresa da Libreriamo ad aprile. L'ascolto però si accorcia: 27 minuti a sessione, con il 28% che ascolta almeno una volta a settimana. Sessioni così somigliano a un video guardato in pausa pranzo, ed è il terreno di casa di YouTube.
Cosa cambia in Italia
- Per chi compra tecnologia per la casa: HomeView non si può ordinare e Apple non ha dato una data per l'Europa. Dalla stessa presentazione in Italia arrivano solo HomePod mini 2 a 169 euro, dal 30 ottobre, e Apple TV 4K a 349 euro dal 13 novembre.
- Per chi paga gli abbonamenti: Netflix resta a 6,99, 13,99 e 19,99 euro al mese, YouTube Premium è salito a 15,99 da metà settembre. Netflix Standard più YouTube Premium fanno 359,76 euro l'anno, e dal 2027 dentro quella cifra potrebbero finire anche gli audiolibri.
- Per chi lavora nel digitale: i mille posti tagliati da Netflix sono soprattutto in prodotto, tecnologia e ufficio legale, con budget più stretti e più incarichi affidati a fornitori esterni.
- Per chi pubblica libri, podcast e audio: conviene chiarire adesso chi detiene i diritti delle versioni lette e a quali condizioni si concedono, prima che YouTube arrivi con un'offerta compresa nell'abbonamento.
- Per chi fa marketing e vende online: i dati AGCOM dicono dove sono le ore, 89 milioni su Netflix in un trimestre e 36 su RaiPlay. Chi pianifica pubblicità video deve guardare anche l'audio, che cresce con sessioni brevi.
Conclusioni: in Italia i rincari arrivano subito, i prodotti no
C'è una simmetria che conviene guardare in faccia. L'aumento di YouTube Premium è arrivato in Italia ad agosto, puntuale, due euro al mese in più sul piano singolo. L'hardware resta invece fuori: HomeView non ha un prezzo in euro e non ha una data, e il motivo non è tecnico ma normativo. Nei prossimi mesi la casa connessa italiana, che secondo il Politecnico di Milano vale oltre un miliardo di euro, continuerà a riempirsi di prodotti Google, Amazon, Samsung e dei marchi dell'impiantistica, perché Apple qui vende solo un altoparlante da 169 euro e una scatola da 349. Chi installa domotica farebbe bene a non mettere HomeView nei listini della prossima primavera.
Sul video l'Italia resta un mercato dove Netflix guadagna pubblico mentre a Los Gatos si taglia. I 9,3 milioni di utenti medi al mese e il +13,1% registrati dall'AGCOM spiegano perché i prezzi italiani non si muovono da due anni: qui il gioco è ancora prendere abbonati. Il 20 ottobre i conti trimestrali diranno se la scommessa su sport ed eventi dal vivo regge. Per le agenzie il piano con pubblicità da 6,99 euro resta il modo più economico per entrare in quelle 89 milioni di ore.
Sull'audio la finestra si chiude prima. Se YouTube apre davvero nel 2027, gli editori italiani hanno poco più di un anno per decidere se trattare in gruppo o uno per uno, con 11,6 milioni di ascoltatori già formati e sessioni da 27 minuti che premiano i titoli corti. Chi produce podcast in italiano dovrebbe ragionare sui cataloghi adesso: in un abbonamento che gli italiani già pagano, arrivare secondi significa trovare lo scaffale occupato.
Fonti
- Meet Apple HomeView, a new way to enjoy entertainment and manage the home, 13 ottobre 2026
- Apple HomeView announced: features, price, release date, 13 ottobre 2026
- Apple lancia HomeView, ma non arriverà in Italia, 13 ottobre 2026
- Apple presenta la nuova generazione di HomePod mini, 13 ottobre 2026
- Apple presenta il nuovo Apple TV 4K, 13 ottobre 2026
- Apple Introduces HomeView, a $299 Tablet for the Home, 13 ottobre 2026
- Netflix Lays Off 1,000 Employees in Biggest Cuts Since 2022, 14 ottobre 2026
- Netflix Eliminates About 6% of Staff in Biggest Cuts Since 2022, 14 ottobre 2026
- Netflix Layoffs: 1,000 Employees Cut, 15 ottobre 2026
- YouTube Is Looking to Expand Into Audiobooks, 15 ottobre 2026
- YouTube could offer audiobooks with a Premium subscription, 15 ottobre 2026
Redazione
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